Falsissimo me: Fabrizio Corona – Beat and Love n. 30
Saldati i conti con la giustizia, si reinventa online: meno Tony Montana, più maestro di vita. Si appropria dei linguaggi dei social e li conquista, sempre mosso dall’adrenalina per la notizia
Il pubblico che aspetta Fabrizio Corona al Teatro Europa di Aprilia, provincia di Latina, non è quello tipico dei teatri. C’è quello con una tuta acetata dell’As Roma, c’è il ragazzone dai bicipiti allenati e i tatuaggi sul collo. C’è un nugolo di ragazze tra i 20 e i 45 anni che stringono al petto i loro smartphone dalle cover rosa. Quando Corona entra in platea, accompagnato da luci stroboscopiche blu, dalla galleria si sente un distinto: “Che boooono!”. E poi altri urletti, risatine, applausi, fischi. La sala non è pienissima: gli habitué del teatro devono aver decisamente boicottato. Ma Fabrizio non si scompone, richiama tutti all’ordine e dice: “Guardate che questo spettacolo è una cosa seria”. Sorrisetto. “Ma alla fine ci faremo le foto”. Conosce il suo pubblico, e lo rispetta anche. “Falsissimo”, come spettacolo teatrale, rielabora in due ore i cinque episodi della docuserie Netflix Fabrizio Corona: io sono notizia, con una carrellata sui maggiori scoop trattati su YouTube: Ferragnez, Signorini, Garlasco. Poi, nel finale, racconta cosa è successo da febbraio a oggi, a partire dal momento in cui gli viene notificata la maxi causa da 160 milioni di euro intentata da Mediaset. Senza filtri, dice che da quella notte ha iniziato a sentirsi male: febbre, dolori, il ricovero d’urgenza in ospedale. E poi “Il cazzo che non mi si alzava più”, confessa. Una cosa che lo terrorizza perché, sostiene, ha costruito tutta la sua immagine su quello. Si fa fotografare mentre giace su una barella: sul monitor la pressione segna 167/111. Dice: “Come faccio a essere così figo anche in punto di morte?”.
La cultura pop italiana è ricca di creature mitologiche, e tra queste spicca Fabrizio Corona. A quale archetipo accostarlo? Non è un semidio (anche se gli piacerebbe), non è un satiro (benché sia indubbiamente un personaggio tragicomico), non è neanche un demone (ha qualcosa in più). Mi pare, invece, che sia un’incarnazione sorprendentemente coerente dell’arconte, figura propria della cosmogonia gnostica. Gli arconti, secondo questa visione, sono entità generate dal demiurgo, la copia falsa di Dio, con il compito di governare il mondo materiale e mantenere le anime umane imprigionate nell’ignoranza e nell’illusione. Possono essere malvagi o, al più, neutrali ma mai davvero benevoli. Se questa analogia può sembrare eccentrica, va detto che la cultura pop contemporanea ha fatto largo uso di strutture gnostiche come espediente narrativo, con risultati di grande successo. Twin Peaks, per esempio, rappresenta una personale rielaborazione dello gnosticismo da parte di David Lynch, mentre Matrix ne offre una versione tecno-gnostica.
Tornando a Fabrizio Corona, e prendendo atto del suo carattere radicalmente fuori dall’ordinario nonché della sua peculiare capacità di piegare la realtà e l’immaginario collettivo alle proprie logiche, lo si può interpretare come un arconte contemporaneo, con velleità da demiurgo, che vive in una “terra di mezzo”, in uno spazio liminare in cui realtà e spettacolo si contaminano senza soluzione di continuità. In effetti, lo stesso mondo dello spettacolo può essere letto come un kosmos gnostico, cioè la replica deformata ma seducente del mondo reale (da cui discendono i vari Fantasia, il Paese delle Meraviglie, il Mondo di Oz…), e Corona veleggia tranquillamente tra l’uno e l’altro, portando scompiglio in entrambi, violando continuamente certe regole, e rendendosi nemico sia del Circolino (la Loggia nera), sia dalla Magistratura (la Loggia bianca).
Fabrizio Corona sembra unire in sé due entità, una tutto sommato buona e affettuosa (Fabrizio) e una malvagia (Corona). Questa natura duale lo rende amatissimo (o meglio, popolare) e odiatissimo. Alcuni provano una repulsione così forte verso di lui che è difficile anche parlarne senza rendersi oggetto degli stessi insulti rivolti a lui. Se si volesse isolare la sua componente più oscura, si potrebbe dire che è quella che si manifesta nei confronti delle donne. In più occasioni ha ammesso apertamente di aver vampirizzato le sue compagne (soprattutto Nina Moric e Belen Rodriguez) appropriandosi, in modo lucido, strategico e spietato della loro risorsa primaria: la capacità di catalizzare l’attenzione e convertire la bellezza in popolarità. Come una sorta di maledizione oscura, sia Moric sia Rodriguez, durante le rispettive relazioni con Corona, hanno vissuto esperienze di gravidanze interrotte, che le hanno segnate.
Fabrizio Corona è bellissimo, carismatico, ironico, furbo. Pur essendo nato e cresciuto in un ambiente colto, è spesso percepito come poco intelligente. Simona Ventura ha detto di lui: “Se fosse stato anche intelligente, a quest’ora saremmo tutti morti”. Tra i personaggi più polarizzanti degli ultimi venticinque anni, non è assimilabile a nessun’altra celebrity, neanche tra quelle americane. Non cerca assoluzioni, né rivendica una superiorità morale, a differenza di altri personaggi simili che cercano però in ogni modo di ammantarsi di un’etica. Corona è mosso da una vera e propria dipendenza dall’adrenalina che deriva dall’essere il primo a conoscere e diffondere una notizia. Quando la notizia manca, la costruisce; e, se nemmeno questo è possibile, finisce per diventare egli stesso notizia, nel senso che la incarna e la mette in scena. Del resto, notitia in latino significa “conoscenza”, di nuovo un richiamo involontario a quell’idea gnostica di rivelazione e disvelamento, riservata a pochi in quanto disturbante e destabilizzante. Nello gnosticismo, infatti, la conoscenza è prerogativa degli iniziati; agli altri non è concesso, per così dire, sostenerne il peso. Afferma Corona: “Ho un’idea del mondo in cui non esiste il bene. Non credo in un’azione fatta senza un fine, nell’amore puro, nell’impegno sociale, nelle istituzioni. Non credo in nulla”.
In tanti hanno provato a fermare Fabrizio Corona, a contenere la sua energia distruttiva. Più di tutti ci ha provato Henry John Woodcock, il più popolare tra i pubblici ministeri. Nei primi vent’anni di questo secolo, Corona entra ed esce dal carcere: quasi scacciato nel luogo più oscuro e degradato dell’esperienza umana, ne riemerge ogni volta in una forma nuova, ancora più popolare della precedente. Nel 2022, sembra aver definitivamente chiuso i conti con la giustizia, e nel 2023 torna finalmente sulla scena mediatica, ma questa volta online. Partecipa a vari podcast, quasi testando le sue nuove capacità: le sue ospitate a Gurulandia, un podcast fino a quel momento di nicchia, diventano immediatamente virali su TikTok. A cinquant’anni, Fabrizio Corona dovrebbe appartenere alla schiera dei boomer, eppure si appropria con sorprendente rapidità dei linguaggi dei social, e la Gen Z, a sua volta, lo riconosce, lo apprezza e lo ripaga trasformandolo in meme. Adrenalina pura. Poesia.
Questa nuova fase mediale è contrassegnata anche da un’estetica aggiornata, meno Tony Montana e più maestro di vita, da istruttore della palestra anziano con cui ci si lascia andare a confidenze. Indossa occhiali da sole neri, t-shirt aderenti nere o bianche, barbetta dimessa e ormai brizzolata, i famosi tatuaggi che spuntano qua e là un po’ sbiaditi, le canoniche cuffie e microfono dei podcaster. Sembra stia raccontando segreti indicibili da una stazione radio privata alle tre del mattino su una frequenza clandestina, sperimentando anche una nuova voce ASMR, con pause enfatiche, respiri affannosi, innalzamenti di tono su parole chiave. Torna a parlare di quello che sa, dei personaggi del mondo dello spettacolo e dei loro scheletri nell’armadio, soprattutto di quelli “intoccabili” come Fedez e Francesco Totti. “Ho paura che Fabrizio sappia cose di me che nemmeno io so”, scrive un utente in coda a una delle tante clip virali. “Corona è nel suo secondo prime”, commenta un altro utente. “Un giorno lo metteranno in una colata di cemento”, dice un terzo utente, quasi fosse il nucleo fuso e instabile della centrale di Chernobyl, ancora capace di contaminare il mondo con le sue radiazioni.
La Gen Z lo trasforma in meme “relatable”, di chi fa gossip e ne trae un gran piacere. Nel 2025, dopo aver guadagnato con poco sforzo e molto velocemente follower su ogni piattaforma, decide di lanciare Falsissimo, un progetto editoriale su YouTube nonché chiara parodia di Verissimo, con l’obiettivo di posizionarsi al di fuori delle restrizioni del politicamente corretto televisivo e del giornalismo tradizionale. Nel pieno del boom dei media indipendenti, come Joe Rogan e Piers Morgan, realizza il sogno di avere un programma tutto suo, sempre promesso dalla TV mainstream ma mai concessogli. Ed è un successo incredibile, che scombina immediatamente la scena dei podcast e degli youtuber italiani. A partire dalla sigla, in cui fa un balletto in stile serata in discoteca, mettendo in mostra gli addominali scolpiti, col sorriso sornione di chi le ha viste tutte. “È un esaurito ma lo amo”, commenta una ragazza. Anche Falsissimo diventa una fabbrica di tormentoni-meme: il circolino, il trash (pronunciato con la shhh strascicata), “credete alle favole” (accompagnato dal gesto della mano che imita il becco di una papera), la frase “soldi non ne vogliamo, trattative non ne facciamo, nessuno ci può impedire di pubblicare quello che vogliamo” e “soltanto la morte ci può fermare”. “Sparatemi”, dice Fabrizio Corona con voce sussurrata, seduto su uno sgabello, sfondo blu scuro, un fascio di fogli arrotolati in mano.
Sul suo canale YouTube, Fabrizio Corona ottiene subito numeri da record: a oggi ha pubblicato appena 51 video, che totalizzano però oltre 41 milioni di visualizzazioni e più di un milione di iscritti. Per fare un confronto, Pulp Podcast conta circa 347 mila iscritti e oltre 64 milioni di visualizzazioni, ma con ben 485 video pubblicati, quasi dieci volte quelli di Falsissimo. Il video in cui Fedez e Davide Marra intervistano Giorgia Meloni ha raggiunto 1,9 milioni di visualizzazioni; “Il vero amore di Fedez”, in cui Corona parla dei presunti tradimenti del rapper ai danni dell’ex moglie Chiara Ferragni, supera invece i 5,5 milioni. Un’analisi di ascolto del web realizzata da Sensemakers ha certificato che, nell’arco di due mesi, tra dicembre 2025 e gennaio 2026, più di duemila contenuti legati a Fabrizio Corona e a Falsissimo hanno generato oltre 62 milioni di visualizzazioni e più di 6 milioni di interazioni. Quello che colpisce è la nonchalance: il tutto arriva dopo anni in carcere, lontano dalla scena mediatica, e perdendosi gli anni del boom degli influencer e tutte le accese discussioni sulle “strategie social” per fare successo. È che il vero benchmark di Corona è solo Fabrizio Corona stesso.
Alla fine del suo spettacolo teatrale ad Aprilia, ne ho approfittato per chiedergli se la mia stima di quanti sono gli utenti che pagano 4,99 euro al mese per abbonarsi al suo canale YouTube sia corretta Risponde: “Sei una giornalista e hai fatto un ragionamento giusto. Di solito gli abbonati sono il 5-10 per cento del totale degli iscritti, quindi sì, è un range tra i 50 e i 100 mila utenti”. Ma non conferma il numero preciso, “per rispetto di chi ha pagato”, dice. Qualunque cosa significhi. Bisogna tenere presente che il tasso di disiscrizione da una piattaforma in abbonamento è più elevato quando il pagamento ricorrente è mensile, e Corona non pubblica un video riservato ai soli abbonati dal 9 febbraio scorso. Quindi la stima che lui stesso conferma possiamo considerarla riferita ai momenti di picco dei suoi maggiori scoop. Inoltre, non dobbiamo dimenticare che il vero modello con cui Corona monetizza sono le inserzioni sponsorizzate che inserisce nei video.
Arriva sempre il punto in cui Fabrizio Corona va un po’ oltre. Le ultime puntate di Falsissimo dedicate ad Alfonso Signorini e a Mediaset vengono rimosse da YouTube. Ne resta traccia solo attraverso alcuni strumenti di analisi del web, che continuano a registrarne le visualizzazioni: 6,3 milioni per la prima parte, 5,7 milioni per la “parte nuova” e quasi 5 milioni per la “parte finale”. A febbraio 2026, a seguito della già citata maxi causa intentata da Mediaset contro di lui, Meta gli chiude l’account Instagram, che era arrivato a 2,3 milioni di follower. Un deplatforming riservato finora solo a gente del calibro di Donald Trump, Alex Jones e Andrew Tate. Anche se lui afferma che tornerà in possesso dei suoi account “entro pochi giorni, perché io non perdo mai”, lasciando intendere di aver avviato una causa legale.
Corona, nel suo secondo prime, torna nelle discoteche come un principe della notte, “profeta del nulla che fiorisce nel vuoto”. Ha perso la spocchia di un tempo e non ha più l’atteggiamento di chi deve dimostrare qualcosa. Gira con un sorriso bonario e gli occhiali scuri, di chi porta la propria “luce nera” al pubblico. Davanti a lui, dietro le transenne, una folla con gli occhi spalancati, la bocca aperta e gli smartphone alzati a riprendere. Che sia online o in una cornice più tradizionale come quella di un teatro, le regole dello spettacolo restano comunque sempre le stesse. Fabrizio Corona non è il grande romanzo italiano, né una sequenza di fatti mediatici. È piuttosto l’incarnazione di un sistema instabile, in cui realtà e reality collassano l’una nell’altra, producendo esiti imprevedibili e talvolta catastrofici. Cosa ci sta dicendo da più di venticinque anni questo arconte nelle sembianze di Fabrizio Corona? Che il mondo dello spettacolo non è redimibile. Che “le persone che vivono dentro il mondo dello spettacolo sono schiave di un sistema: devono seguire delle regole, ubbidire”, spiega nella docuserie Netflix. “Ma io non l’ho mai fatto, io navigo attorno. Avevo un esercito di soldati pronti a distruggere il mondo dello spettacolo”. Solo che nel mondo dello spettacolo, il conflitto non è l’eccezione, è la regola principale del gioco.
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