Jeffrey Epstein, il cannibale e la carne essiccata – Beat and Love n. 24
La glamourizzazione del cannibalismo e del vampirismo nella pop culture
Tra i mille rivoli narrativi sgorgati dagli Epstein Files, quello del cannibalismo è senza dubbio il più disgustoso, nonché il più morbosamente attraente. Infatti, la domanda che mi è stata rivolta più di frequente riguarda proprio la veridicità della storia secondo cui le élite si nutrirebbero di carne umana, soprattutto di bambini. Partirei subito dal verificabile: esistono prove concrete di pratiche di cannibalismo nei file di Epstein? La risposta, grazie al cielo, è no. Diverse testate giornalistiche hanno già svolto un lavoro di verifica (tra queste, per esempio, Wired Italia) senza riscontrare alcun elemento che corrobori tali accuse. E allora, potrei anche chiuderla qui, alla maniera di Piero Angela quando indagava sulla parapsicologia: la morale della storia era “per favore, smettiamola di credere a Babbo Natale”.
Credo, però, che andrebbe di nuovo aggiunto al discorso pubblico quello che era stato tolto, pensando di fare bene: la riflessione sul livello culturale e spirituale. Nella pop culture, cioè la cultura in cui tutti noi siamo immersi fino al collo, il cannibalismo (e in parallelo il vampirismo) sono continuamente oggetto di narrazioni, se non proprio celebrati e glamourizzati in moltissimi film, videogiochi, opere d’arte, costumi di Halloween, prodotti culturali di ogni genere, da cent’anni a questa parte.




Alla base di entrambe le figure, il vampiro e il cannibale, c’è il motto mors tua, vita mea. Cioè, ci si nutre letteralmente di un altro uomo per logica primordiale di sopravvivenza: l’uno deve morire perché l’altro possa vivere, e possibilmente prosperare. Metaforicamente, si tratta di appropriazione delle forze spirituali/energetiche/vitali dell’altro. L’ecosistema simbolico in cui questa logica si muove è quella dell’occulto, della gerarchia esoterica, di un ordine nascosto che si regge su principi selettivi e spiegati: contano solo gli iniziati, gli eletti, coloro che detengono il sapere e il potere; gli altri diventano materia sacrificabile. In questa visione, l’umanità non è una comunità come nel cristianesimo, ma una piramide. E alla base della piramide c’è sempre qualcuno che alimenta la sopravvivenza di chi sta sopra. Ecco perché quest’idea piace così tanto ai ricchissimi, ai famosi, ai bellissimi, insomma alle élite. Ed ecco perché piaceva così tanto a Jeffrey Epstein: costoro si ritengono esseri superiori (e d’altronde pure chi è alla base glielo fa credere), con in mano segreti iniziatici per ottenere l’eterna giovinezza, credito illimitato, bella vita e vita eterna.

L’ossessione per la giovinezza e la bellezza nella cultura pop, insieme alla rappresentazione esplicita di vampiri e cannibali nei prodotti culturali, ha contribuito, negli ultimi vent’anni, alla diffusione delle più disparate teorie del complotto su questi temi, dall’adrenocromo al PizzaGate. I complottisti, in fondo, hanno offerto una lettura culturale di ciò che vedevano in televisione e al cinema: si sono posti domande che andavano oltre la semplice valutazione tecnica o stilistica di un film.
Dunque, c’è del cannibalismo (o del vampirismo) negli Epstein Files? Culturalmente e spiritualmente, sì. Nelle élite ci sono vampiri e cannibali. Si sono “cibati” dei corpi di giovani ragazze, e non solo per una questione meramente sessuale. Come ha scritto Virginia Giuffrè nel suo memoir: “Per Epstein, il sesso non era legato all’intimità o all’amore. Lo considerava una procedura, che preferiva venisse eseguita da ragazze giovani”. Vale a dire: non semplicemente un impulso sessuale, ma una dipendenza strutturata, qualcosa che rispondeva a una precisa visione del mondo, in cui il desiderio si intrecciava con il potere, il controllo e una concezione radicalmente utilitaristica dell’essere umano. Questa visione non è riducibile a un’appartenenza religiosa, ma si colloca piuttosto in un orizzonte fatto di scientismo estremo, fascinazione per l’ingegneria sociale e attrazione per forme di pensiero elitario, occulto ed esoterico. L’idea di fondo è che alcuni individui valgano più di altri e possano disporre dei corpi altrui come strumenti. La stessa idea che dei medici nazisti che nei campi di concentramento trovarono cavie umane per portare avanti i loro disgustosi esperimenti da umanità totalmente corrotta e putrida nell’anima.
DETTO QUESTO…
…c’è un rivolo narrativo negli Epstein Files non intercettato dai giornali mainstream, ma adeguatamente riportato dai soliti cospirazionisti, che monitorano la situazione da certi bar di Caracas, e dal Daily Mail. Nei file ricorre un po’ troppo spesso la parola jerky, che vuol dire carne essiccata (si spera: di manzo). Jeffrey Epstein, deduciamo dalle email, ha una vera e propria fissazione per questa jerky: la pretende a disposizione in ogni sua casa di proprietà, la fa analizzare in laboratorio per valutarne “le proprietà nutritive”. E il suo staff è lì che si scambia email su email per organizzare il trasporto (in speciali borse termiche), lo stoccaggio (in frigoriferi e congelatori), la conta delle riserve di questa carne essiccata.



Cordiali saluti, e buon appetito.
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