Un viaggio tra cerimonie di apertura, VHS consumate e orgoglio nazionale in diretta: quando i grandi eventi televisivi diventano liturgia pop, memoria familiare e specchio di un Paese
Jonathan Coe, mio grande amore letterario del decennio scorso.
Io vorrei menzionare come "cerimonia" anche le Olimpiadi per i poveri, i bellissimi Giochi Senza Frontiere, che negli anni 90 (o anche 80?) ci hanno intrattenuti a dovere.
Dei Giochi Senza Frontiere mi ricordo che vinceva sempre il Portogallo, dunque ogni tanto mi sorprendo a provare quest'antipatia inspiegabile per il Portogallo ma poi mi ricordo da dove viene
Io con la stessa passione per i grandi eventi (a cui mi permetto di aggiungere, dalla mia personale memoria familiare, il Concerto di Capodanno rigorosamente quello da Vienna), di questa apertura dei giochi olimpici salvo, oltre alla Ceretti, il nostro Sergio nazionale in tram che, seppur vero che hanno voluto fare il verso a sua Maestà Elisabetta, mi è piaciuto assai.
Ovviamente anche noi in famiglia eravamo fissati col concerto di Capodanno viennese, mia mamma soprattutto. Concerto invece odiatissimo dal mio maestro di pianoforte che giustamente iniziava a dire male parole su tutta la famiglia Strauss “quando noi abbiamo Puccini, Verdi, Rossini” (aveva ragione). Sennonché la persona che mi ha definitivamente tolto la voglia di vedere il concerto di capodanno è un amico, uno storico, che mi disse: “Laura, pensa che a ogni battimano sulla marcia di Radetzky corrispondono centi italiani morti in trincea”.
Jonathan Coe, mio grande amore letterario del decennio scorso.
Io vorrei menzionare come "cerimonia" anche le Olimpiadi per i poveri, i bellissimi Giochi Senza Frontiere, che negli anni 90 (o anche 80?) ci hanno intrattenuti a dovere.
Dei Giochi Senza Frontiere mi ricordo che vinceva sempre il Portogallo, dunque ogni tanto mi sorprendo a provare quest'antipatia inspiegabile per il Portogallo ma poi mi ricordo da dove viene
Io con la stessa passione per i grandi eventi (a cui mi permetto di aggiungere, dalla mia personale memoria familiare, il Concerto di Capodanno rigorosamente quello da Vienna), di questa apertura dei giochi olimpici salvo, oltre alla Ceretti, il nostro Sergio nazionale in tram che, seppur vero che hanno voluto fare il verso a sua Maestà Elisabetta, mi è piaciuto assai.
Ovviamente anche noi in famiglia eravamo fissati col concerto di Capodanno viennese, mia mamma soprattutto. Concerto invece odiatissimo dal mio maestro di pianoforte che giustamente iniziava a dire male parole su tutta la famiglia Strauss “quando noi abbiamo Puccini, Verdi, Rossini” (aveva ragione). Sennonché la persona che mi ha definitivamente tolto la voglia di vedere il concerto di capodanno è un amico, uno storico, che mi disse: “Laura, pensa che a ogni battimano sulla marcia di Radetzky corrispondono centi italiani morti in trincea”.
Questa cosa delle colombe bruciate mi ha lasciato basito (F4)
Ma almeno da quel momento hanno smesso di lanciare colombe alle cerimonie d’apertura!